Gilberto, “se non cerchi di essere felice, la vita a cosa serve?”

Se guardi bene negli occhi di Gilberto, ci puoi leggere tanta nostalgia.

Quella che può provare un ragazzo nato a Porto Torres nel 92 e che da cinque anni ha dovuto lasciare città, famiglia, amici, per andar via dalla Sardegna. Terra bella, ma diventata inospitale per tanti di noi.

Porto Torres, al pari di tanti altri comuni sardi non offre grandi opportunità lavorative «a meno che tu non conosca qualcuno di influente» mi specifica Gilberto. Porto TorresUn territorio con tante potenzialità che però non vengono sfruttate lasciandola in un circolo vizioso inconcludente «che gira intorno a quel poco che rimane della vecchia zona industriale e fa guadagnare i soliti 3/4 politici» sottolinea amaramente «qualcosa che un tempo ha dato lavoro a metà Sardegna, ma che ormai, da decenni, offre solo un danno ambientale e sanitario inestimabile».

La sua famiglia ha tanta dignità, ma pochi mezzi economici, e Gilberto si ritrova presto a dover fare qualche lavoretto per raggranellare qualche spicciolo. Ma non passa molto tempo prima che si accorga che non bastano. E così «mi sono ritrovato a lasciare la 4°Nautico per poter svolgere diversi lavori contemporaneamente. Una serie di piccole occupazioni, rigorosamente “in nero”, che insieme non mi portavano a guadagnare neanche uno stipendio normale».

Dopo aver abbandonato la scuola Gilberto fa un po’ di tutto, dal deejay al fotografo, dal commesso all’animatore estivo. Prova col volantinaggio a giornata e come venditore porta a porta di prodotti surgelati, accompagna i turisti in bus e li fa navigare in barca. Non si tira indietro, dove c’è bisogno di una mano lui è sempre pronto e quando lo chiamano in un noto ristorante cittadino, ci va con entusiasmo. Ma «orari allucinanti e stipendi demoralizzanti senza nemmeno un’ora di contributi assicurativi, mi hanno spezzato le gambe».

Il caso vuole che Gilberto, mentre lavora nel ristorante, conosca un “sardo” emigrato in Francia da tanti anni. L’uomo sta cercando di sviluppare un franchising di prodotti Italiani sul mercato francese e gli offre l’opportunità di lavorare per lui. «Ho accettato subito, in fondo non avevo niente da perdere, e così nel giro di un mese decido di usare i miei pochi risparmi per partire».

Quando nel 2016 arriva in Francia, Gilberto non sa una parola di francese. Gilberto in FranciaNon conosce le leggi, né le usanze e i costumi di quel luogo. Di punto in bianco si ritrova catapultato in una città in mezzo alle campagne francesi del nord-ovest, in un mondo completamente estraneo e forse anche un po’ ostile. L’uomo che gli aveva offerto il lavoro può approfittare facilmente della poca dimestichezza con la lingua e lui si ritrova a lavorare in nero come e più di prima.

«Più passava il tempo, più mi accadevano cose strane e più conoscevo quell’uomo, più mi rendevo conto che era bugiardo e disonesto» mi racconta. Gilberto cerca di prendere le distanze e tramite alcune conoscenze del posto riesce ad andare via dall’attività gestita direttamente dall’uomo per avviarne una sua, affiliata al franchising della stessa azienda. Nel frattempo, dopo aver lasciato la sua Sassari, lo raggiunge anche la fidanzata.

Sarà quella la sua salvezza emotiva quando dopo essersi indebitato per acquistare mezzi e strumenti, si ritrova nel pieno di una tempesta in alto mare. È il 2018 e sono passati solo due anni, ma sono stati sufficienti per avere la conferma definitiva che quell’uomo è un truffatore. Così decide di fargli causa. «É stato forse il momento più duro della mia vita. Una sensazione che non riesco a spiegarti e di cui nemmeno voglio parlare» mi confida.

In quel momento le scelte sono due. «Scappare e rientrare a casa, oppure cercare di dare un senso ai sacrifici fatti e provare a non far morire la mia attività. Siamo duri in Sardegna» mi dice e ha ragione. Gilberto si rimbocca le maniche e con l’aiuto di tre italiani che avevano avuto la sua stessa esperienza col finto “benefattore”, si danno da fare per proseguire l’attività. Vanno in Italia a più riprese, contattano produttori, grossisti e chiunque possa aiutarli a proseguire l’importazione e la vendita sul mercato francese.

I sacrifici pagano e Gilberto inizia ad avere buoni risultati. Assume due collaboratori a tempo indeterminato e in breve diventa uno dei punti principali in cui trovare prodotti italiani d’eccellenza. Il lavoro gira e i guadagni aumentano. Gilberto in FranciaMa non tutto cresce nella stessa misura e il suo livello di felicità, al contrario, decresce in misura inversamente proporzionale al successo dell’attività. «Più passava il tempo e più la terra mi richiamava. Mi mancavano gli affetti, i profumi, il mare, il sole e il nostro stile di vita. Non riuscivo a trovare piacere e senso in quel che stavo facendo».

La tentazione di ritornare in Sardegna lo accarezza, ma sa anche che non è fattibile. Sa bene che a casa la situazione economica non è affatto migliorata, anzi, se possibile è peggiorata ancora. Ma tra il bianco e il nero, per chi le sa vedere, ci sono una infinità di sfumature di grigio. E talvolta in una di quelle si trova la soluzione di compromesso che ci permette di andare avanti. «Per questo lo scorso settembre siamo andati in Corsica per consegnare di persona i nostri curriculum in vari negozi alimentari. Nel frattempo ho promosso un mio dipendente come responsabile e ora continuo a gestire l’attività a distanza».

Lo scorso 15 dicembre Gilberto e la sua compagna si trasferiscono ad Ajaccio e adesso da qualche giorno ha iniziato a lavorare come manager in un supermercato cittadino. «Non so se qui andrà bene e se l’attività in Francia continuerà a vivere ancora per molto, ma la vita è una e voglio viverla nel miglior modo possibile. Star là, solo per guadagnare non mi dava felicità. E se non cerchi di essere felice, la vita a cosa serve?» si domanda.Gilberto in Corsica

«Un domani, vorremmo avere la possibilità di ritornare a casa, e per questo abbiamo scelto di iniziare un esperienza lavorativa da zero. Vogliamo maturare esperienza qui in Corsica nella grande distribuzione, dove loro sono maestri. È un settore che non muore mai e speriamo un domani possa darci un futuro a casa nostra. La cosa che vorremmo di più è poter ritornare a vivere con la nostra famiglia e i nostri amici. Nella terra che ci ha visto nascere, insieme ai paesaggi, i profumi e le tradizioni che conosciamo, e il nostro sorriso».

Questo è Gilberto, 29 anni, di Porto Torres. Uno soltanto dei poco meno di 30.000 giovani figli della Sardegna (tra i 18 e i 35 anni – ndr) che per un motivo o per l’altro l’hanno dovuta lasciare per andare all’estero. E questo è lo stesso ragazzo che a fine agosto dell’anno scorso mi ha scritto «Ciao Anto, volevo comunicarti che qualche giorno fa ho acquistato una quota della cooperativa. Avrei voluto fare molto di più ma è un momento delicato per me e per il momento ho bisogno di tutte le risorse disponibili. Se pensi che ti possa essere utile non esitare a contattarmi».

Oggi, acconsentendo a rendere pubblica la sua storia, ci spiega che «uno dei motivi che mi ha spinto a credere nel progetto “Un’isola in volo” è questo: l’amore per la nostra terra. Sono cosciente dell’enorme potenzialità turistica che ha la nostra isola e mi sembra paradossale che sia così dimenticata, scollegata e poco sfruttata turisticamente. Ho visto posti in Francia talmente poveri di bellezza ma così turisticamente ricchi, che non mi sembrava vero. Ho visto una vecchia discarica diventare un lago e vivere con il business del kayak e delle barche a vela. SpagnaHo visitato posti in Spagna resi artificialmente belli per far vivere il turismo, che ogni volta mi domandavo quale fosse il motivo per cui noi che ce l’abbiamo in modo naturale, siamo così poco visionari».

«Un altro motivo che mi ha spinto ad aderire, è stato quello dei collegamenti» aggiunge «Nel posto dove vivevo in Francia, avevo a disposizione soltanto un volo alla settimana per andare a Olbia. A due ore di macchina e per di più solo in estate. L’inverno, se tutto andava bene, dovevo affrontare due giorni di viaggio cambiando a Milano per arrivare ad Alghero. E la stessa Corsica che abbiamo accanto è talmente scollegata con la Sardegna e l’Italia che sembra fantascienza. Ci sono voli per ogni dove, perfino per Budapest, ma nemmeno uno per l’Italia o la Sardegna».

E via mare la musica non cambia di molto. «Tra Corsica e Sardegna c’è una nave che una volta alla settimana arriva a Porto Torres. Oltre a quella c’è un piccolo traghetto che da Bonifacio parte per S.Teresa di Gallura a seconda della situazione del mare. Traghetto Corsica SardegnaTrovo assurdo che fra due isole così vicine non ci sia un solo volo che le colleghi, quando invece potrebbero collaborare sia culturalmente che economicamente. Insomma, abbiamo tanti di quei problemi che non ci ho pensato nemmeno due volte ad aderire alla tua iniziativa. Potremmo vivere di turismo tutto l’anno e invece la maggior parte di noi si piange addosso dalla mattina alla sera».

«Anche io ero uno di questi» ammette candidamente «e ripensandoci ora capisco che avrei potuto fare molto di più. Ma quando ti ritrovi da ragazzo in una città che non fornisce stimoli concreti per migliorare la tua situazione, assuefatta com’è alla propria condizione di costante incertezza per il futuro. Quando davanti a te vedi solo il niente e neanche i tuoi genitori riescono a lavorare, la sola cosa che ti chiedi è “ma io cosa farò nella vita?” L’ho vissuto in prima persona, fino a quando non ho avuto il coraggio di scappare. Ma ora, la Sardegna mi manca tutti i giorni».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: