Sesa in tre parole, amore, coraggio e forza (per non arrendersi mai)

Lei per me è sempre stata la sorellina di AnnaPaola e quando l’ho conosciuta era poco più che una bimba.

La chiamavamo Sesa e rideva sempre. A quel tempo non poteva capire, ma aveva la fortuna di crescere accanto ad una persona dolce, delicata e sensibile. Molto più che una cara compagna di scuola, molto più che moglie del mio migliore amico. Un essere straordinario, raro e speciale, che conservo nei ricordi più belli da quando un triste destino ha portato via il suo corpo. Ma non la sua anima, rimasta impressa in quello che è stato il suo frutto più bello: Gio’ e Cate, adorabili figli.

Quando ci siamo rivisti, quest’ultima estate, non la vedevo da circa 40 anni. Ma era sempre lei, Sesa. Rideva anche ora che i corti capelli grigi le ornavano il volto, perforato da due occhioni scuri in cui è facile precipitare e perdersi. E già questa mi sembrò una cosa straordinaria dopo che la sua vita di bambina era stata privata della figura materna troppo presto. «Avevo 7 anni – mi racconta – una mattina, al risveglio, mentre andavo in bagno vidi il volto di mio padre che davanti ad uno specchio si annodava una cravatta nera. Il suo sguardo così triste e disperato non lo avevo visto mai e non lo vidi mai più. Avevo capito, era morta la mamma. Una donna ancora giovane, madre di quattro figli, insegnante amata, sempre sorridente e bella, anzi bellissima!»

Da quel giorno in poi la vita di Sesa prese una piega diversa. Accaddero tante cose, forse troppe per una sola persona, e tutte fuori da qualsiasi controllo. Nonostante tutto, nessuna di queste è mai  riuscita a spegnerle il sorriso. «Trascorsero anni tragici e, conseguito il diploma in Arte della Grafica Pubblicitaria e Fotografia, decisi di lasciare la mia isola per sempre. Roma, Londra, Amsterdam, Puglia. Sempre in fuga pur di non dover respirare mai più il dolore di cui era pregna la mia casa. Le ragioni del mio viaggio di sola andata sono state tante, personali e profonde, ma la consapevolezza di trovarmi in un luogo che non offriva opportunità se non connesse al turismo, ha pesato certamente».

Dopo tanto girare, Sesa alla fine si fermò in Emilia Romagna dove dal ’93 lavora presso il Policlinico Universitario di Bologna nel ruolo di “Infermiere Case Manager”.Sesa «In questa struttura mi occupo dell’assistenza rivolta ad un target di utenza con patologie epatiche. Era la mia missione e l’ho trovata qui – mi confida – d’altronde nella vita tutti siamo chiamati ad assolvere il nostro compito». E tra i suoi compiti c’è anche quello di essere madre di due splendidi figli: Diego, 24 anni, e Roger, 9.Sesa e i figli «A loro trasmetterò i miei valori e la mia educazione, ma soprattutto l’amore per il prossimo, il coraggio, e la forza di non arrendersi mai».

Così come non si è mai arresa lei, nemmeno dopo che la vita ha continuato a strapparle pezzi di cuore sempre più grandi. Dopo la mamma, è stata la volta di un fratello, e poi ancora della sorella. «Ma nonostante tutto la Sardegna vive sempre nel mio cuore, con i suoi profumi unici e i suoi sapori. Anche se non ci tornerei più a vivere. O almeno, non oggi. L’Emilia Romagna mi ha dato tanto e qui adesso mi sento a casa, al sicuro. Tra l’altro, non lascerei il mio lavoro perché sento che ho ancora tanto da dare e da imparare. Se sarà destino mi piacerebbe tornare quando sarò in pensione, perché la Sardegna merita di essere vissuta con tutto il proprio tempo a disposizione. Ora, abbiamo il dovere di insegnare ai giovani ad apprezzare le nostre antiche risorse, educarli ad uno stile di vita virtuoso, a vivere con coraggio il proprio futuro senza dover necessariamente rinunciare al valore più importante, l’unico valore che dovremmo avere il diritto di preservare, le nostre origini»

E alle sue origini, Sesa, ci tiene in modo particolare, non perdendo occasione per dichiararsi “orgogliosamente sarda”, ma nemmeno evitando di sferzare e spronare la sua terra d’origine a rialzare la testa. «Vivere in un’isola non è mai stato facile, ma nel 2021 lo stato paralizzante della Sardegna è quanto di più anacronistico si possa accettare! Abbiamo bisogno di interagire con il resto del mondo, abbiamo necessità di volare via e di fare ritorno ogni qual volta ve ne sia la necessità. Per motivi familiari o professionali, per amore o per piacere, ma anche ogni qual volta il nostro cuore ci chieda di ritornare. Perché noi sardi che viviamo in luoghi diversi, siamo figli dispersi che avranno sempre bisogno della loro madre Terra. Abbiamo necessità di guardare in alto e volare!»

Grazie Sesa ♥


Antonello Bombagi © tutti i diritti riservati

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