Un'isola in volo

Progetto Gli elementi essenziali

Un sogno non sempre si avvera. Ma se si individua il problema che ne impedisce la realizzazione, lo si analizza, si trova un’idea e si  elabora la soluzione, si è già a buon punto del cammino

Insularità, il progetto per trasformarla in un vantaggio

Gli elementi del progetto

IL PROBLEMA

Arretratezza socio-economica dell'isola

La storia contemporanea della Sardegna ci parla di un deludente sviluppo socio-economico dell’isola negli ultimi decenni. E di un popolo indomito che sembra però essersi rassegnato a quello che gli appare come un destino inesorabile, segnato da insularità e isolamento, dall’abbandono e da grandi sofferenze. Questo è il problema che tutti riscontriamo e ciò a cui, facendo la nostra parte, vorremmo dare soluzione.

Eppure non è stato sempre così. Ci fu un tempo in cui nell’isola vi era una grande abbondanza d’acqua e un clima così mite e favorevole da permettere tre raccolti l’anno. Gli storici raccontano di una Sardegna “rigogliosa e fertile“, ma soprattutto ricca di grandi quantità di minerali, in particolare argento e ossidiana. Erano i tempi della civiltà nuragica, un’epoca in cui il popolo sardo primeggiava sugli altri.

Insularità, il progetto per trasformarla in un vantaggio

Certo, altri tempi, ma soprattutto condizioni geopolitiche e socioeconomiche molto diverse dalle attuali: un contesto fortemente globalizzato dove tutti si confrontano con tutti. E dove tuttavia ci sono isole che riescono a recitare ruoli di primissimo piano, basti pensare all’Irlanda, alla Gran Bretagna, o alla Nuova Zelanda. Ma allora quali sono le vere cause del nostro malessere?

L' ANALISI - l'insularità

È intuitivo come la condizione d’insularità possa essere d’ostacolo allo sviluppo socio-economico di un territorio. Con uno studio approfondito, l’Istituto di Ricerca Bruno Leoni, ne ha calcolato la reale incidenza economica,  determinando se e in quale misura tale condizione incida “sulla capacità dell’economia sarda di creare ricchezza e garantire ai cittadini residenti una crescita economica sostenibile e inclusiva”. Altrettanto evidente è il fatto che la condizione insulare non comporti solo svantaggi, ma porti in dote anche alcuni vantaggi. Vediamo prima la parte negativa:

Principali svantaggi di tipo "diretto"

  • Difficoltà di accesso ai mercati principali – Le aziende produttrici della Sardegna possono contare su un mercato interno molto ristretto e per sopravvivere debbono trovare mercati di sbocco più grossi. Ma sono al di là del mare
  • Difficoltà di reperimento delle materie prime – Una delle tante difficoltà vissute dalle aziende sarde riguarda l’approvvigionamento delle materie prime occorrenti per la lavorazione del prodotto. Se si escludono sughero, granito, e alcuni prodotti della terra, tutto il resto sta anche questo sempre al di là del mare.
  • Difficoltà di circolazione delle merci e delle persone – In un mondo che va sempre più veloce, la condizione poco felice dei trasporti interni purtroppo si aggiunge a quella dell’insularità, creando un grave handicap alla rapidità di consegna delle merci e allo spostamento delle persone che operano imprenditorialmente.
Insularità, il progetto per trasformarla in un vantaggio

Principali svantaggi di tipo "indiretto"

Le molteplici difficoltà operative a cui sono sottoposte le imprese di produzione, quelle che abbiamo visto sopra, non rimangono senza conseguenze, ma innescano una spirale  negativa che finisce per  ripercuotersi su tutti i cittadini creando a loro volta:

Insularità, il progetto per trasformarla in un vantaggio
  • Difficoltà sul mercato del lavoro – giacché le aziende, gravate da enormi pesi, faticano più del normale a trovare possibilità di sviluppo e generano scarse opportunità di nuova occupazione. 
  • Difficoltà a perseguire qualsiasi tipo di percorso formativo – in quanto i cittadini sardi sono penalizzati rispetto ai loro connazionali. Dagli studenti ai lavoratori, anche un semplice corso di aggiornamento di pochi giorni diventa spesso un’impresa insostenibile se si considera il viaggio in aereo o in nave, il pernottamento in un hotel e tutto il resto. Al contrario di un cittadino della penisola che ha il vantaggio di potersi muovere in auto o in treno e viaggiare ogni giorno da e per la località di destinazione.
  • Difficoltà negli scambi culturali – per gli stessi motivi di cui sopra, i sardi hanno poche e rare occasioni di confronto diretto con unità esterne alla propria cerchia abituale, finendo per rimanere indietro sotto molti punti di vista.

Il peso dell'insularità genera un costo di 5.700 euro pro capite

Dopo aver certificato che l’insularità genera una serie di svantaggi e che, a loro volta, questi ne procurano altri che vanno a gravare sui cittadini residenti, l’ IBL ha voluto determinarne il costo in moneta corrente. Per quantificarlo ha sviluppato un modello econometrico, basato sulla letteratura dello sviluppo e ha lavorato su un panel di dati che considera le regioni italiane per gli anni dal 2000 al 2018.

“A una prima approssimazione, è possibile quantificare la perdita di PIL pro capite annuo per la Sardegna in 5.700 euro. Per stimare tale grandezza, i ricercatori hanno tenuto conto della perdita di PIL pro capite per chilometro di distanza (circa 11,6) e la media tra le distanze Cagliari-Roma e Sassari-Roma (pari a circa 495 chilometri). Tenendo conto dell’intervallo di fiducia al 95 per cento, la “tassa dell’insularità” per la Sardegna si colloca nella forchetta 3.800-7.600 euro pro capite”.

Il risultato del calcolo empirico è dunque sorprendente: una “tassa” invisibile stimabile in circa cinquemilasettecento euro pro capite. Ovvero, una cifra che corrisponde a oltre un quarto del Pil generato da ogni sardo e che, tenendo conto della popolazione complessiva, fa salire il conto a circa 9,4 miliardi di euro di minor prodotto annuo.

(fonte: Istituto di ricerca Bruno Leoni – il costo dell’insularità in Sardegna)dunque 

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I vantaggi dell'insularità

Dopo aver visto i disagi che gravano sulla comunità sarda e aver appurato che questi causano un freno notevole allo sviluppo dell’economia, rovesciando la “medaglia” si possono identificare una serie di fattori positivi derivanti in linea diretta dalla medesima condizione di insularità. Purtroppo, questi aspetti positivi, ad oggi non vengono valorizzati in modo tale da poter compensare quelli negativi. Citiamo i principali: 

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  • Miglior tutela degli ecosistemi – gli ecosistemi insulari ospitano in genere comunità biologiche semplificate, evolutesi in condizioni di minore competitività rispetto a quelle della terraferma. Per questo motivo sono considerati particolarmente vulnerabili all’introduzione e diffusione di specie invasive” (montecristo2010.it). Nonsostante questo gap di partenza, la stessa insularità che indebolisce un ecosistema è anche il più capace di garantirne una miglior tutela.
  • Miglior tutela delle specificità ambientali – per gli stessi motivi di cui sopra, a cui, nel caso della Sardegna, si aggiunge una scarsa pressione antropica, le specificità ambientali sono oggetto di miglior tutela.
  • Miglior tutela delle peculiarità culturali – se da un lato il mare isola e genera difficoltà di ogni sorta per la mobilità dei cittadini che debbano raggiungere la terraferma, dall’altro lato preserva e protegge da ogni eventuale contaminazione. Questo è ciò che ha permesso alla Sardegna di conservare una propria identità che si nutre di cultura e tradizioni che risalgono alla notte dei tempi.

L' ANALISI - bassa densità demografica e spopolamento

L’insularità genera isolamento e quest’ultimo è sempre stato un freno al popolamento della Sardegna. Fin dai tempi antichi, la lontananza dalla terra ferma ha tenuto l’isola lontana dai maggiori flussi migratori, generando scarso sviluppo demografico. Ne è conseguenza oggi la sproporzione esistente tra terreno disponibile e popolazione: la densità demografica della Sardegna è di soli 54 abitanti, mentre quella italiana è di 157, della Sicilia 175, del Meridione 163. 

Tale sproporzione spiega il diverso livello di sviluppo della Sardegna rispetto ad altre regioni della Penisola e taluni tratti patologici caratterizzanti l’arretratezza sarda – riportò Gavino Alivia in uno dei suoi tanti scritti, per poi concludere che – in Sardegna manca innanzitutto la popolazione per consumare, poiché è la domanda che determina la produzione, e poi per produrre» (G. Alivia 1956).

Il problema rilevato da Alivia, già a metà del secolo scorso, purtroppo non si è risolto nè attenuato. L’abbandono istituzionale da parte dello stato sovrano e il suo persistente disinteresse verso le esigenze della comunità sarda, ha provocato una crescente difficoltà di sopravvivenza. A parte qualche rara eccezione, la nostra isola si spopola e si spegne; anno dopo anno. Ma non per la voglia della gente di fare esperienze altrove, ma piuttosto, perché costretta a scappare. Per sopravvivenza. In alcuni comuni, quelli fra i più piccoli, non solo non c’è lavoro, ma non ci sono nemmeno le scuole; spesso manca la guardia medica; a volte la farmacia, l’ambulanza; non ci sono strade agevoli per andare e venire dal paese né servizi pubblici adeguati; mancano gli uffici postali e persino le stazioni di polizia.

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L' ANALISI - il paradosso sardo

Un’altra causa dell’insufficiente sviluppo dell’isola è un paradosso tutto sardo. A differenza di altre isole, la Sardegna da una parte non può cercare la competitività economica con produzioni a basso costo poiché, facendo parte dell’Italia, è assoggettata alle stesse tariffe per la mano d’opera dei paesi più industrializzati. 

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Dall’altra, nemmeno può puntare a produzioni di eccellenza, come fanno gli altri, se non in rare eccezioni o nel ramo dell’agroindustria, poiché quella stessa Italia che ci assegna un alto costo del lavoro non si preoccupa di infrastrutturare l’isola.

Nell’attuale contesto dunque, ci troviamo a competere da una parte con aziende che pagano pochi spiccioli per la mano d’opera, dall’altra con realtà produttive dove persone e merci si spostano su treni che  viaggiano a 300 km/h. e gli aerei partono ogni minuto. Dove le strade sono a sei corsie e le reti comunicative viaggiano ad altissima velocità.

Sono paesi in cui i giovani hanno a disposizione le migliori scuole, i cittadini godono di servizi di alto livello, gli anziani sono assistiti in modo adeguato. Sono realtà che possono godere di forti interscambi sociali, culturali, economici, perché persone, cose e merci, possono muoversi in modo facile, veloce e sicuro. E nel confronto con tali realtà la Sardegna ne esce con le ossa rotte.

L'IDEA

Ciò che abbiamo visto sinora evidenzia come le ragioni di sofferenza socio-economica della Sardegna derivino direttamente dalla sua condizione di insularità, ma non solo. Gli effetti negativi di un basso sviluppo demografico e dello stato di abbandono e disinteresse in cui le istituzioni di riferimento l’hanno relegata, si sommano a quest’ultima innescando conseguenze altrettanto negative come lo spopolamento dei piccoli comuni e quello che abbiamo definito il “paradosso sardo”. E tuttavia dal buio emerge chiaramente un raggio di luce che ha acceso la speranza e messo in moto la voglia di non stare più a guardare, ma di contribuire a riportare il sole su tutta l’isola. 

Trasformare i punti deboli in punti di forza

Poiché la condizione di insularità non è eliminabile, riteniamo più utile cominciare a valorizzarne gli aspetti positivi piuttosto che continuare a sottolinearne le pesanti conseguenze negative. Dopotutto tale condizione, che ci affligge con pesanti penalizzazioni, è la stessa che ci permette di tutelare meglio l’ecosistema, le specificità ambientali, e l’identità culturale.

Questi aspetti sono portatori di effetti positivi sicuri, come ad esempio nello sviluppo turistico, ma non solo in questo. Ne possono beneficiare tutte quelle forme d’impresa e industria legate al territorio: dall’artigianato all’agroalimentare, passando attraverso l’ambiente che può e deve diventare risorsa da preservare e monetizzare. Tutto ciò implica, e in un certo senso impone, il massimo impegno da parte nostra nel saper mettere la giusta attenzione su alcuni specifici fattori, in modo da garantirne un rapido sviluppo. Vediamo di cosa si tratta:

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LA SOLUZIONE

Insularità, il progetto per trasformarla in un vantaggio
  • Contrastare l’isolamento della Sardegna – per ridurre le conseguenze negative e ampliare le possibilità di scambio interno ed esterno. Questo chiama in causa le infrastrutture di collegamento interne e la fruibilità dei collegamenti commerciali e passeggeri con l’esterno
  • Investire nel capitale umano – in modo che con il rafforzamento di opportunità formative interne e una migliore fruibilità di quelle esterne, sarà più facile promuovere lo sviluppo della Sardegna
  • Promuovere lo sviluppo del tessuto industriale – la promozione dell’economia turistica non può e non deve prescindere  da questo e, soprattutto, dalla creazione di un ambiente che incentivi l’avvio di iniziative innovative in quei settori che sfuggono al “paradosso”.
  • Valorizzare  l’identità sarda – anche, ma non solo, attraverso politiche di brand – al duplice fine di attrarre persone e capitali, e di promuovere il consumo dei prodotti sardi in altre regioni e paesi. (Fonti: Istituto di ricerca Bruno Leoni)

Oltre a quanto sopra sarebbe auspicabile una maggiore autonomia dell’isola rispetto agli attuali referenti istituzionali, per ridurre gli effetti dell’abbandono. E questo non significa necessariamente una battaglia di secessione e indipendenza, piuttosto la implementazione dei processi decisionali interni. Le politiche “top down” (cioè calate dall’alto verso il basso), hanno successo molto raramente, mentre politiche concepite sul territorio e sviluppate “bottom up” (dal basso verso l’alto) possono cogliere più facilmente le reali caratteristiche di forza e determinare una crescita più sostenuta e duratura.

Abbiamo dunque progettato un qualcosa che ci permettesse sì di avvicinarci al resto del mondo, in modo da contrastare l’isolamento, ma che nello stesso tempo servisse a “rafforzare e valorizzare le identità culturali, storiche e ambientali, attraendo capitali e professionalità e dandoci l’opportunità di promuovere meglio le produzioni locali sui mercati esterni“. E quindi, dare aiuto allo sviluppo demografico e combattere lo spopolamento. Si tratta di un piano multidivisionale dove attività singole e indipendenti fra loro, sono comunque interrelate in modo da formare un sistema unico e sostenibile anche nel lungo periodo. Eccolo in sintesi:

  • Divisione Touring: Svilupperà e assemblerà pacchetti turistici per la Sardegna, inclusi di pernottamenti, trasferimenti, polizze assicurative, e ogni altro genere di servizio.
  • Divisione Travel: Renderà disponibili i servizi di viaggio ovunque e in ogni modo, online e sul territorio. Dai biglietti aerei, marittimi e ferroviari, ai pacchetti di viaggio e soggiorno.
  • Divisione Transporting People: Trasporterà le persone da e per la Sardegna, permettendo lo scambio e lo sviluppo culturale ed economico della Sardegna, sarà il fattore chiave nella strategia di impresa.
  • Divisione hospitality: Secondo l’antica tradizione isolana, accoglieremo gli ospiti della Sardegna in strutture alberghiere ed extra-alberghiere già esistenti, realizzando reti inclusive e diffuse.
  • Divisione Incoming: Organizzerà il tempo libero degli ospiti offrendo loro esperienze mirate alla conoscenza della nostra isola, guidandoli attraverso percorsi archeologici e naturalistici.
  • Divisione Branding e Merchandising: Metteremo a disposizione degli ospiti linee di prodotti agroalimentari e dell’artigianato, rigorosamente sardi e di qualità, contraddistinti dai nostri marchi depositati

TUTTI INSIEME SI PUO'

Un’isola in volo è un progetto tanto semplice nella sua enunciazione, quanto delicato e complesso nella realizzazione pratica. Motivo per cui abbiamo scelto una costruzione in due fasi. Una già avviata in cui ci stiamo impegnando nella costruzione dal basso di una grande cooperativa. Una seconda, in cui la stessa coop promuoverà la nascita di una SPA in partecipazione con altri attori del mondo produttivo ed economico. Riuniti nell’unico soggetto giuridico della coop., i singoli soci potranno avere un peso determinante nel controllo  della futura compagnia aerea.

Due progetti distinti che si compenetrano in un disegno unico. Come abbiamo visto, la Sardegna ha una popolazione esigua e da sola non ha la capacità di riempire in modo continuativo gli aeroplani necessari a dare un buon servizio in termini di rotte e frequenza di volo. Non si può dunque prescindere dal realizzare il progetto nella sua interezza: da una parte il vettore aereo si preoccuperà di trasportare le persone “in” e “da” la Sardegna, dall’altra la cooperativa lavorerà per attrarre visitatori valorizzando l’unicità dell’isola e produrre quei servizi necessari a renderla meglio fruibile. Si innescherà un circolo economico virtuoso di cui potrà beneficiare tutto il territorio, avvicinandoci al resto del mondo e consentendoci di sollevare Un’isola in volo!. Tutti insieme si può

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